Un trust per Giovanna
Giovanna ha 26 anni ed ha la sindrome X Fragile che è causa di disabilità cognitiva, problemi di apprendimento e relazionali. La mamma è casalinga ed amministratore di sostegno di Giovanna. Il papà un ex funzionario delle poste oggi in pensione. I genitori di Giovanna hanno i risparmi d’una vita investiti in titoli e obbligazioni. Giovanna percepisce un’indennità d’invalidità e vive a casa dei suoi. Il problema di questi due genitori, non è tanto legato al sostentamento finanziario di Giovanna, che tra la sua indennità, la reversibilità del padre, la rendita finanziaria e la casa di proprietà, non avrà problemi, ma di chi gestirà tutto ciò a suo vantaggio, nonché di chi e come si preoccuperà delle sue esigenze dopo di loro. Ulteriore preoccupazione dei genitori, anche funzionale alla tutela degli interessi di Giovanna, è quella della tutela degli interessi dei genitori medesimi in caso di malattia, incapacità od altro. E’ stato istituito un trust auto dichiarato, ovvero, i genitori Disponenti si sono nominati trustee fino a loro morte, incapacità o recesso. Nei trust e nei contratti d’affidamento fiduciario è frequente l’autodichiarazione (del resto chi meglio dei genitori, se sono in grado, possono accudire il proprio figlio). La cooperativa sociale che tramite i suoi operatori assiste anche Giovanna, sarà trustee dopo i genitori. Sono stati nominati due guardiani: uno del fondo in trust, un collega di università del padre, avvocato, che conosce molto bene Giovanna ed un guardiano degli affetti, un medico, che da sempre segue Giovanna e risponde alle esigenze specifiche e personalissime legate alla sua condizione. E’ stato altresì istituito un sottofondo destinato all’assistenza dei genitori in caso di bisogno. Tuttavia, oggi, loro non ci sono più. Giovanna vive nella sua casa, dorme nella sua stanza, ha una badante fissa assegnata dalla coop sociale e sotto lo stretto controllo degli operatori di questa. Un operatore sanitario della coop sociale, va a farle visita almeno tre volte al dì. La accompagna in coop, dove svolge delle attività con altri ragazzi, si preoccupa che mangi, che prenda le medicine e che tutto sia in ordine. Per la sua patologia, Giovanna, ha un sistema scandito di impegni molto precisi durante la giornata. In caso di minima variazione sul programma giornaliero che Giovanna rispetta pedissequamente, l’operatore si confronta col guardiano degli affetti per risolvere la criticità. Il guardiano del trust si preoccupa che la gestione delle finanze di Giovanna operata dal trustee, sia corretta e che Giovanna abbia tutto quello che le occorre facendo impiegare direttamente le somme a suo vantaggio.
Il trustee opera in completa gratuità rispetto a Giovanna, i guardiani, ricevono un compenso di cinquemila euro lordi l’anno ciascuno, che il trustee preleva dal reddito del trust.
Il compenso corrisposto al professionista che ha steso l’atto istitutivo è stato di settemila euro lordi.
Un trust per Elena
Elena ha oggi 21 anni. Ha una patologia che si chiama legastenia (una forma di dislessia). I suoi problemi sono di non capire quello che legge. Tuttavia, Elena, ha sviluppato metodi di apprendimento diversi rispetto ad un soggetto normale: lei apprende ad orecchio. Elena parla tre lingue. Come? Il papà è un medico veterinario nato e cresciuto in Francia, la mamma, anch’ella medico veterinario, è italiana. Elena è da poco rientrata a casa dopo aver trascorso tre anni in una comune olandese in cui si occupava delle pulizie. Elena svolgeva bene il suo compito. Bene. Oggi Elena parla l’italiano, il francese, l’olandese ed il fiammingo. Come ha fatto? Ad orecchio! Elena suona benissimo Bach al pianoforte. Ma come ha imparato? Ad orecchio! Elena non può studiare. Elena non riesce a studiare, perché Elena non capisce quello che legge. Ma Elena ama gli animali. Vorrebbe fare il medico veterinario come sua mamma e suo papà ma non può. Elena non capisce quello che legge, non può fare l’università come gli altri. I suoi genitori hanno una clinica veterinaria ben avviata da anni ed Elena ha sviluppato una sensibilità particolare nel curare ed accudire gli animali in particolare modo nella fase post operatoria. I genitori hanno istituito un trust auto dichiarato. Hanno conferito nel fondo le quote della società che gestisce la clinica. Hanno indicato che deceduto l’ultimo di loro, sarà trustee del trust una società di trust riconducibile al loro commercialista di fiducia esperto di trust e, dopo di questa, altra società presentata loro dallo stesso professionista di cui i genitori di Elena hanno già conosciuto ed approvato i professionisti che vi lavorano. Il trustee (la società), dopo i genitori di Elena, diverrà amministratore della società che gestisce la clinica. I genitori hanno poi indicato nell’atto istitutivo, ai trustee che verranno dopo di loro, di:
1) reperire uno o più medici veterinari che siano disponibili, dietro compenso, a gestire la clinica;
2) dettare la condizione che Elena dovrà sempre occuparsi della fase post operatoria degli animali e di tutte le attività non cliniche di cura e assistenza ad essi;
3) fissare delle penali molto forti per disincentivare i medici a distrarre altrove la clientela.
È stato nominato guardiano del trust il medico di famiglia che ha anche una specializzazione in psichiatria e segue Elena da quando era piccola. Ad Elena il suo dottore piace molto.
Ovviamente i due genitori trustee non percepiscono compenso per la carica. Il trustee successivo ai genitori di Elena, avrà un compenso di seimila euro lordi l’anno. Il guardiano ha rinunciato al compenso. Il costo per la stesura dell’atto istitutivo di trust è stato di seimila euro lordi.
Oggi i genitori di Elena sono più sereni ed Elena è molto orgogliosa del suo lavoro.
